Forse non tutti sanno – a parte il mio fidanzato e la mia mamma – che ho un amore spassionato per le fiere e i musei, e ancora di più per Londra. Ho avuto l’opportunità di viverci per 6 mesi e, anche se non è una città facile da vivere con un lavoro da cameriera/babysitter, ne conservo comunque un bellissimo ricordo. È una città piena di vita, stranezze, tradizioni e offre sempre un sacco di opportunità. Una di queste è il London Design Festival.

Erano anni che ci giravo attorno, ogni volta mi segnavo le date, ma vuoi il fattore economico, vuoi altre priorità, alla fine rimandavo sempre. Ma il 2018 è iniziato con dei paletti fissi: a parte il compimento dei 30 anni, a febbraio ho comprato il volo per Londra con date a settembre. Un po’ tanto in anticipo? Si rischia un po’, ma si risparmia un sacco.

Abbiamo poi trovato un b&b super centrale – zona Warren Street – e super economico rispetto ai prezzi fuori di testa di Londra, che ci ha permesso di vivere la città comodamente. Fa parte del complesso residenziale degli studenti della LSE – London School of Economics: ci sono varie strutture in tutta la città. Vendono le camere a un prezzo contenuto agli esterni durante i periodi di vacanze quando le stanze sono vuote, permettendo così agli studenti di pagare meno durante l’anno scolastico.

Il festival durava un paio di settimane, e gli eventi e le zone interessate erano tantissime. Riuscire a vedere e fare tutto era pressoché impossibile; così ho stilato un piano giornaliero diviso a zone.

Siamo partiti con le visite venerdì sera, dal London Design Biennale presso la Somerset House. A parte il luogo pazzesco dell’evento – residenza storica con affaccio sul Tamigi – il nostro biglietto includeva anche un cocktail… direi che come benvenuto nella capitale non è stato niente male.

London Design Festival
Somerset House

Dopo esserci leggermente storditi a stomaco vuoto, abbiamo visitato questo luogo immenso. Se siete già stati alla Biennale di Venezia, più o meno il funzionamento è lo stesso. L’intero edificio della Somerset House era diviso in più stanze, varie nazioni partecipano portando la loro interpretazione del tema dato del curatore di quest’anno, Cristopher Turner, che era Emotional State. I partecipanti hanno analizzato come il design ci coinvolge e viene inserito nella nostra vita di tutti i giorni. Il design, qui, non è inteso solo come l’oggetto di culto che non può mancare nelle case, ma come progettazione di vario genere.

Alcune installazioni richiedevano la partecipazione del pubblico, ed è una cosa che mi piace sempre parecchio, perché permette di entrare nell’opera “sporcandosi” mani e piedi, capendo meglio il concetto che il designer voleva esprimere.

Il sabato l’abbiamo dedicato al quartier generale di questo festival: il Victoria & Albert Museum. Lo troverete sempre scritto V&A, io ci ho messo un po’ a capire a cosa si riferiva. Pensavamo di metterci solo qualche ora, non sapendo che saremmo stati assorbiti, inglobati e persi dentro l’immensità di questo fantastico museo.

Le opere/installazioni dedicate al London Design Festival si trovavano inserite tra una statua dell’Ottocento e l’altra o tra un mosaico del Cinquecento e l’altro. L’esposizione che mi ha colpito di più è stata la serie della cantante e designer Beatie Wolfe che spiegava, attraverso la sua musica e la tecnologia, che cosa può rappresentare il design per un musicista nell’era digitale. Il progetto prevedeva diverse opere tra cui, quella che mi è piaciuta di più, la sua giacca dorata tessuta seguendo il ritmo del suo secondo album. All’interno aveva anche un sistema NFC che permetteva, avvicinandosi con uno smartphone dotato di questo chip, di ascoltarlo.

London Design Festival
Beatie Wolfe

Il Victoria & Albert Museum, al di là del festival, merita comunque una visita. Fa parte del complesso di musei gratuiti della capitale (le varie mostre speciali si pagano a parte) e ha sezioni per ogni tipo d’arte: vetro, ceramica, gioielli… solo per dirne alcuni.

London Design Festival
Victoria and Albert Museum

Ma vi raccomando, se decidete di entrarci, portatevi acqua e barrette energetiche, perché vi richiederà parecchia fatica: al suo interno ci sono comunque un bar e un ristorante molto sfizioso.

Siamo usciti di lì stanchi morti, ma siamo comunque riusciti a girare l’angolo e vedere l’installazione dal titolo Multiply, nata dalla collaborazione tra gli architetti Waugh Thistleton, gli ingegneri di Arup e l’American Hardwood Export Council.

Era formato da cubi lamellari di tulipifero (o liodendro o albero dei tulipani, molto comune in certe zone degli USA) e organizzati in tre strati incrociati, che garantiscono una resistenza pari a quella del cemento. Questa installazione ci invitava a entrare, a esplorare ma soprattutto a pensare al cambiamento climatico e all’impatto disastroso che stiamo avendo su questo pianeta. L’idea era proprio quella: cercare una soluzione al bisogno che tutti abbiamo, di avere un tetto sulla testa, ma essendo il meno possibile invadenti.

La domenica ci siamo spostati più a sud andando a visitare la Tate Modern e facendo una passeggiata tra le opere. Certo, come genere è totalmente differente dal Victoria & Albert Museum, ma è un punto di riferimento mondiale per l’arte contemporanea – ed è gratis, per giunta.

Oltre alle mostre sempre presenti nel museo, in occasione del festival è stato allestito un angolo dedicato ai workshop nella zona chiamata Tate Edit Shop. Essendo appassionata e allieva di ceramica non potevo saltare quello del ceramista Ben Davies, che ci ha illustrato la sua tecnica per la creazione di pattern utilizzando più terre di vari colori.

London Design Festival
Ben Davies
London Design Festival
Ben Davies

E mentre lui parlava io sognavo che un giorno sarei stata io dall’altra parte a spiegare alla gente le varie tecniche…sognare non costa niente =)

Beh il nostro lunedì non ve lo descrivo nemmeno, lo abbiamo dedicato allo shopping – sempre donna sono!

Rispetto al piano che mi ero fatta ne siamo riusciti a fare forse la metà, ma cose da vedere ce ne sono a bizzeffe, soprattutto nel secondo weekend dedicato alle fiere di design: 100% Design e London Design Fair.

Se iniziate a dare un occhio circa un mesetto prima dell’evento, potrete trovare tutti i dettagli dell’evento ed eventualmente prenotare i vari workshop che vi interessano. Alcuni, di solito sono organizzati dalle varie ditte di arredamento e complementi, sono gratuiti; altri sono a pagamento, ma avrete la possibilità di imparare da designer già affermati.

Insomma, noi abbiamo fatto un weekend lungo – da venerdì a lunedì, ma volendo avremmo potuto fermarci tutte le due settimane senza mai annoiarci. Magari saremmo tornati un po’ più leggeri nel portafoglio.

Se volete consigli su come muovervi, dove prenotare – o se mi volete portare con voi come guida =) – , non esitate a contattarmi, sono a vostra disposizione.

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London (Design Festival) Calling

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